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Ministro della Giustizia e Csm. Collaborazione opportuna, anzi obbligata

AvvenireSi è tenuto ieri, sotto la presidenza del Capo dello Stato, un plenum del Consiglio superiore della magistratura al quale ha preso parte, per la prima volta dalla sua nomina, il nuovo Ministro della Giustizia. Ce ne parla Renato Balduzzi nella rubrica Pane e giustizia in edicola oggi su Avvenire.

Per leggere il testo dell’articolo, clicca sul seguente link: Pane e giustizia – 28 giugno 2018.

Si riporta di seguito il testo dell’intervento svolto da Renato Balduzzi durante la seduta.

 

Intervento di Renato Balduzzi all’Assemblea Plenaria straordinaria del Csm, alla presenza del Capo dello Stato e del Ministro della giustizia- 27 giugno 2018

Grazie, signor Presidente.

È già stata sottolineata la straordinaria attenzione che questa consiliatura ha dato al tema dell’organizzazione degli uffici giudiziari, e dunque al tema delle connessioni tra questa e la materia dell’organizzazione e del funzionamento dei servizi relativi alla giustizia, che la Costituzione assegna al Ministro della giustizia.

E tuttavia questa contiguità, lungi dall’ingenerare conflitti e contrapposizioni tra Consiglio superiore e Ministero della giustizia, ne ha rafforzato la capacità di leale collaborazione, finendo per costituire un elemento di quel mirabile equilibrio costituzionale cui Ella, onorevole Ministro, ha fatto oggi un riferimento non formale.

Il mio intervento si sofferma su un momento e strumento di tale collaborazione, cioè la competenza, consultiva e di proposta, prevista dall’art. 10, comma 2, della legge n. 195 del 1958 (di cui quest’anno ricordiamo i 60 anni di vigenza).

Una competenza che, in passato, ha dato luogo a tensioni istituzionali e ha fatto dibattere molto sia in dottrina sia in giurisprudenza, e sulla quale oggi è forse possibile gettare uno sguardo più sereno, anche a seguito dell’esperienza di questa consiliatura.

Conviene muovere dalla sottolineatura, che per primo enunciò il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi – e che Ella, signor Presidente, ha avuto modo di ricordarci e approfondire –, secondo cui il Csm è un “importante interlocutore”, che può recare al dibattito sulle questioni della giustizia “un contributo tecnicamente qualificato e politicamente neutrale”.

Nell’espletamento di questo contributo, signor Ministro, il Consiglio superiore ha Lei come tramite necessario, ai sensi della legislazione e del regolamento interno del Csm: ciò non significa una riduzione dello spessore di tale competenza, ma, all’inverso, una sua qualificazione e un suo inserimento armonico nel sistema costituzionale, senza possibilità di interferenze improprie.

Se prima dello svolgimento della funzione di consigliere qui al Csm avevo una personale convinzione circa la correttezza e la utilità di un’interpretazione restrittiva della funzione consultiva del Csm, non ho esitazione a dire che i quasi quattro anni di presenza all’interno di questo organo mi hanno indotto a modificare sensibilmente tale punto di vista: la funzione consultiva del Csm, se interpretata e applicata come avente il proprio cuore nell’esame delle ricadute, sia processuali sia organizzative, che norme in itinere possono avere sul funzionamento della giustizia, ha costituito e costituisce un momento e uno strumento indispensabile di quella leale collaborazione che l’ordinamento chiede a Ministro e a Csm.

Signor Ministro, anche in forza dell’esperienza parlamentare alla Camera dei deputati che ci è stata comune all’inizio della scorsa legislatura, mi sento di chiederle di avere fiducia in questo strumento, di sollecitare cioè pareri tempestivi da parte del Csm oltreché proposte proprio in quei settori che l’art. 110 Cost. affida alla sua specifica competenza, cioè l’organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia.

Sono convinto che, investendo in questo strumento, Ella incontrerà la collaborazione, leale e impegnata, anche della prossima consiliatura. Il Ministro della giustizia porta la responsabilità politica sui temi della giustizia, ma questa responsabilità istituzionale senza il conforto, l’interlocuzione, la collaborazione e il confronto con l’organo di governo autonomo della magistratura, rischierebbe di ridursi a mera aspirazione.

È con questo spirito e con questa fiducia che le auguro buon lavoro.

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