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La Costituzione compie 70 anni. Intervista a Renato Balduzzi

Intervista Piccolo 22dic2017Riportiamo di seguito il testo dell’intervista a Renato Balduzzi pubblicata sul Piccolo di Alessandria venerdì 22 dicembre, nel giorno del settantesimo anniversario della approvazione in Assemblea costituente della Costituzione della Repubblica.

 

dal Piccolo del 22 dicembre 2017

Oggi compie 70 anni: ecco la Costituzione, una giovane signora

Oggi compie 70 anni, ma possiamo ancora considerarla una giovane signora. È la nostra Costituzione, approvata dall’Assemblea costituente il 22 dicembre 1947. All’alessandrino prof. Renato Balduzzi, costituzionalista dell’Università Cattolica, già Ministro della Salute nel Governo Monti, poi parlamentare e attualmente membro del Consiglio superiore della magistratura, abbiamo rivolto alcune domande non scontate.

 

70 anni, professore. Portati bene?

Direi di si, la Costituzione ha poche rughe e pochi acciacchi. Merito anzitutto dei padri costituenti: una generazione di giganti, resi tali dall’immane sofferenza della guerra mondiale e, a seconda delle biografie personali, dalla partecipazione alla Resistenza, dall’esperienza del confino, dalla vita nascosta durante il Ventennio. Persone diverse, anche profondamente divise tra loro, ma capaci di ascolto e di rispetto reciproco.

 

Qualche esempio al volo, a integrazione dei libri di storia …

Pensiamo a De Gasperi: deputato al Parlamento austroungarico a 30 anni, poi bibliotecario in Vaticano per sfuggire al carcere fascista, infine presidente del Consiglio. O a Togliatti, che visse gli anni della maturità al di là della cortina di ferro, in un altro mondo. O ai tanti confinati: Nenni, Lussu, Terracini, Pertini, Basso. Il confino in isole sperdute non era un’esperienza di vita facile, ma consentì la costruzione di legami di solidarietà umana e politica. Senza contare la presenza nell’assemblea di personalità di fama mondiale, come Benedetto Croce, o di illustri esponenti dell’Italia liberale, come Nitti e Orlando, o di insigni costituzionalisti, come Mortati.

 

Sono esempi di persone, all’epoca, già di una certa età. Una Costituzione fatta da adulti maturi?

Qui sta un punto importante. A scrivere materialmente la Costituzione furono soprattutto i giovani: da Aldo Moro a Renzo Laconi, a Giuseppe Dossetti, a Nilde Iotti, per dire i primi che mi vengono in mente. Trentenni, in qualche caso anche meno. Dunque più liberi rispetto a tensioni e traumi del passato e naturalmente rivolti al futuro. Ecco perché la nostra Costituzione è stata giustamente definita come presbite, cioè capace di guardare lontano. Pensiamo all’art. 11, sul ripudio della guerra e sulle limitazioni di sovranità purché servano a pace e giustizia; all’art. 32 sulla tutela della salute, che sarebbe stato attuato solo trent’anni dopo; all’art. 5 sulle autonomie, che già conteneva il nucleo della revisione del 2001, nel senso della creazione di autonomie regionali e locali responsabili; all’art. 27 sulla funzione rieducativa della pena. Ma anche alle norme sull’indipendenza della magistratura e sul Csm, che molti dall’estero ci invidiano.

 

Presbite, va bene. Ma non c’era il rischio di non sapere guardare vicino?

Un rischio scongiurato dal legame, allora abbastanza forte, tra eletti ed elettori, favorito dalla consonanza tra forze politiche e mondi vitali della società. Da qui il realismo della Costituzione, l’attenzione dedicata al lavoro, alla salute, all’istruzione, e quel formidabile art. 3, comma 2, che assegna al “Palazzo” il compito incessante di promuovere l’uguaglianza sostanziale, così che nessuno venga trascurato. A garantire i diritti, e ad assicurare l’adempimento dei doveri, venne disegnato un sistema istituzionale bilanciato, equilibrato, dove nessun potere possa farla da padrone.

 

D’accordo, professore. Ma allora perché abbiamo avuto numerosi tentativi di riforma costituzionale?

Le Costituzioni non sono intoccabili, ma dobbiamo intenderci. L’art. 138 prevede il procedimento di modifica e sembra propendere per modifiche puntuali, per emendamenti piuttosto che per revisioni di intere parti. A partire dagli anni Ottanta, ha tuttavia fatto capolino il convincimento che, per risolvere problemi politici e di costume politico, si dovessero cambiare le regole: insomma, la Costituzione come strumento di lotta politica. Gli italiani hanno però respinto, a larga maggioranza, questi orientamenti. E dunque è anche merito dei cittadini se la Costituzione è rimasta con poche rughe …

 

Lei ha menzionato più volte il fascismo. Oggi siamo in presenza di ritorni di fiamma. La Costituzione è a rischio?

Fu Aldo Moro, meglio di altri, a spiegare alla Costituente perché la nostra dovesse essere una Costituzione antifascista, e non semplicemente afascista. Contro i rigurgiti fascisti, razzisti e contro i crimini d’odio dobbiamo anzitutto applicare la Costituzione e le leggi vigenti. Ci vuole la giusta fermezza nei confronti di tutte le violenze. Ma il suggerimento che viene dalla Costituzione è nel senso di sconfiggere la violenza con la formazione, la cultura e l’attenzione a quanti, giovani soprattutto, possono pensare che esistano facili scorciatoie per convivere in una società necessariamente multietnica e multiculturale.

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