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Sostenibilita ambientale del territorio

sostenibilitàAccanto alla crisi economica e occupazionale c’è un’altra crisi che spesso fa fatica ad entrare nell’agenda della politica ma che, invece, è fonte di grandi preoccupazioni e rischi. Parlo della crisi ambientale che colpisce – similmente al resto del mondo – anche i nostri territori.

In Italia, tra l’altro, la cronica e colpevole assenza di politiche ambientali contro il dissesto idrogeologico del Paese ci porta a pagare (nel vero senso del termine) dazi pesantissimi ad ogni evento atmosferico estremo. Così come la leggerezza nei controlli e una normativa troppo permissiva nei confronti dell’inquinamento industriale ha comportato uno stallo nell’investimento e nello sviluppo infrastrutturale e manifatturiero.

Ecco perché il governo Monti ha voluto riportare il tema ambientale nell’agenda del Paese. In particolare, come Ministro della Salute, ho collaborato strettamente insieme al Ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, su diverse emergenze, prima fra tutte quella dell’ILVA di Taranto. La nuova Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) che abbiamo definito per questo caso così complesso e drammatico rappresenta senz’altro un punto di profonda innovazione per il futuro: essa, infatti, introduce prescrizioni molto stringenti e forti e impone un’azione di monitoraggio costante delle emissioni per avere sotto controllo l’esposizione al rischio e, attraverso il biomonitoraggio, le conseguenze del rischio di emissioni. In questo modo si ridimensiona l’impatto ambientale delle industri nei confronti delle città che le ospitano.

Quella di tenere insieme i bisogni dell’ambiente, della salute e dell’uomo è una necessità ineludibile, soprattutto in un Paese come il nostro, dove esistono ancora molte situazioni critiche in tema di ambiente e di salute nei luoghi di lavoro. E una ragione del perché di questa storia problematica in Italia è proprio un difetto di capacità di tenere insieme queste tre dimensioni. La perdita di capacità di etica, intesa come capacità di sapere dove stiamo andando sia come singoli sia come comunità, porta con sè una serie di squilibri cui riesce sempre più difficile porre rimedio: ho ancora negli occhi i roghi tossici a Caviano, in Campania, dove mi sono recato all’inizio del 2013 per comprendere e cercare soluzioni allo scempio di uno dei posti più belli del mondo.

Ecco perché è necessario ricostruire un legame con l’ambiente, con ciò dove ciascuno di noi è immerso, un legame e un rapporto che va salvaguardato non solo per la nostra generazione ma anche per le generazioni future: questo vuol dire essere sostenibili.

Va dunque recuperata un’etica intesa come capacità di individuare finalità comuni per tenere insieme ciò che è separato, soprattutto in un momento molto problematico come quello attuale, dove c’è una forte contrazione di risorse economiche. Ed è proprio in momenti come questi che vengono meno anche le cautele legate alla salute, all’ambiente e alla dignità della persona. Occorre impedirlo in ogni modo.

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