Rimaniamo in contatto, seguimi su:

Dalla parte della ricerca

ricercaL’azione che abbiamo avviato con il decreto legge sulla promozione dello sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutela della salute, assicura  anche alla ricerca sanitaria una priorità che finora non è stata così evidente.

La ricerca sanitaria rappresenta uno strumento indispensabile e formidabile per ottimizzare l’investimento non solo in termini di salute, ma anche di sostenibilità economica, cioè di sviluppo e di crescita culturale e sociale.

Penso ai vaccini, campo nel quale la ricerca è fondamentale, che permettono ai cittadini di vivere meglio e ai sistemi sanitari di risparmiare risorse e migliorare nel contempo l’assistenza ospedaliera e territoriale. Ma penso anche alla rete dei nostri Irccs, gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, nati negli anni Trenta del secolo scorso, sulla base di una intuizione lungimirante e cioè che si fa una migliore assistenza laddove il ricercatore affianca il medico, anzi quando il medico si fa lui stesso ricercatore.

È negli Ircss che si sviluppa la ricerca collegata al Servizio sanitario nazionale. I provvedimenti del Governo Monti, prevedendo il riordino dell’assistenza ospedaliera e di quella territoriale, implicano una più elevata qualità della ricerca. L’innovazione deve essere però al tempo stesso clinica, tecnologica e organizzativa. E non va dimenticata la dimensione fondamentale della trasparenza. Trasparenza, infatti, significa risparmio e buone pratiche, trasparenza significa far uscire anche dalla ricerca la cattiva politica. E significa infine prevedere procedure meno frammentate, meno inadeguate, confrontabili tra loro per non attenuare in Italia l’impegno per l’innovazione.

Nel mondo della ricerca italiana, quella sanitaria è il comparto che meglio ha saputo utilizzare finanziamenti. Ma non basta. Occorre fare più rete e per la prima volta nel 2012 è stato avviato un piano triennale, di maggiore respiro. Il valore complessivo del finanziamento è intorno ai 300 milioni di euro, di cui 177 per la ricerca corrente e il resto per la ricerca finalizzata. Per quest’ultima è stato emesso un bando per 136 milioni di euro.

Con alcune innovazioni: ci sono 56 milioni euro per giovani ricercatori sotto i 40 anni, perché vogliamo stabilizzare i “nostri cervelli” . Abbiamo previsto anche una quota per il salario dei giovani ricercatori per i tre anni di durata della ricerca. Ci sono 10 milioni per i progetti di ricercatori italiani all’estero, 5 milioni di euro per progetti the coinvolgono l’industria che dovrà finanziare per il cinquanta per cento progetti che potrebbero avere sviluppo produttivo. Infine abbiamo previsto 22 milioni di euro per programmi di rete, dalla ricerca pre-clinica agli studi di sostenibilità economica per dare risposte concreta a molte patologie, che hanno un rilevante impatto sui cittadini e sul Servizio sanitario nazionale, come ad esempio l’Alzheimer. Mettere denaro nella ricerca significa in prospettiva ridurre la spesa sanitaria, perché investiamo in prevenzione e in diagnosi precoce. E questo e un buon modo di spendere denaro pubblico.

Scrivi un tuo commento.

*